Dati al fresco - Il problema del raffreddamento dei data center

In un mondo sempre più digitalizzato, la necessità di conservare in maniera corretta i dati gioca un ruolo sempre più importante nel mercato delle nuove tecnologie, oltre ad essere una costante sfida tecnologica.

Quando parliamo di conservazione dati subito la nostra mente pensa all'incredibile quantità di informazioni scambiate sul web, ma dobbiamo ricordarci che qualsiasi struttura che si affida a dati elettronici per lavorare, come ad esempio le istituzioni finanziarie i servizi pubblici nazionali, i centri risorse e amministrativi, hanno bisogno di infrastrutture adeguate per conservare le loro informazioni.

 

Una cosa che accomuna i  grandi data center, come quello di facebook e il piccolo server di yes-web, è la necessità di conservare in maniera sicura e duratura i dati archiviati. Gran parte della sicurezza ed efficienza è garantita dal corretto raffreddamento di queste “librerie virtuali”, perché i server generano una grande quantità di calore che deve essere dissipata, e questo rappresenta una grandissima sfida ingegneristica e tecnologica. Infatti se il raffreddamento è attivato in modo errato o le infrastrutture sono inadeguate, la quantità di energia per raffreddare un centro dati può essere maggiore a quella utilizzata per il funzionamento della apparecchiature stesse.

 

Per cercare di capire la portata di questa sfida vediamo di capire quanti dati vengono immagazzinati ogni giorno. La risposta migliore a questa domanda, citando “guida galattica per autostoppisti” sarebbe 42. Questo perché è praticamente impossibile avere una stima attendibile di tutti i dati che circolano nei data center. Pensiamo solo che in un giorno vengono inviate 294 miliardi di mail, vengono tweettati 500 milioni di messaggi e su whatsapp vengono spediti 65 miliardi di messaggi, oltre alla quantità enorme di contenuti su facebook e a tutti i dati che sono salvati da aziende e istituzioni. (www.infodata.ilsole24ore.com).

 

Questo numero incalcolabile di dati, deve essere immagazzinato e conservato in posti fisici che a volte hanno sede nei luoghi più strani, come il northem island di Microsoft che si trova sott'acqua o kolos in Norvegia, appena sopra il circolo polare artico. Ma abbiamo anche un esempio in Italia col global cloud data center di Bergamo, ricoperto interamente di pannelli fotovoltaici e vicino alla centrale idroelettrica.

 

Come già detto sopra, queste strutture hanno un enorme bisogno di energia per funzionare, nell'ordine dei megawatt. E, come sappiamo tutti, l'energia genera calore e il calore estremo può compromettere l'efficienza di questi delicati e importanti strumenti.

 

Ed è qui che entra in gioco la catena del freddo, di cui abbiamo già parlato per il settore sanitario e per quello alimentare. La necessità di climatizzare in maniera costante ed efficiente questi ambienti è di vitale importanza. Infatti un malfunzionamento di queste strutture equivarrebbe al blocco di informazioni anche vitali. Pensiamo ai nostri codici bancari, sono tutti conservati in database che trovano il loro spazio nei grandi data center. Se si bloccassero non avremmo più accesso ai nostri conti correnti, al prelievo e pagamento tramite bancomat o carta di credito. Stesso discorso per i dati medici. Gli ospedali non avrebbero più accesso alle nostre informazioni e alla nostra storia diagnostica. E potremmo fare ancora centinaia di esempi.

 

La sfida è enorme e importante e la ricerca di soluzioni tecnologiche che garantiscano sicurezza, efficienza, e rispetto dell'ambiente è vitale. Negli ultimi anni sempre più aziende stanno sperimentando metodi efficaci e sicuri per conservare al meglio i nostri dati, sia per quel che riguarda la sicurezza informatica, sia per quel che riguarda l'efficienza e la sostenibilità delle strutture stesse. Un esempio di sostenibilità è dato dal free cooling, cioè l'attuazione di metodi sempre più sofisticati per ridurre o recuperare il calore sfruttando l'ambiente naturale circostante, con un uso ridotto, o in certi casi inesistente, di climatizzazione artificiale.

 

E non è una sorpresa se per rispondere al meglio a queste sfide molte aziende si stanno interessando sempre più a questo settore e, attraverso il loro know how tecnologico stanno sviluppando sempre più soluzioni ad hoc per ogni esigenza, dalla più piccola alla più grande e complessa.

 

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